Donatello: la vita e le opere
Donato di Niccolò di Betto Bardi, meglio conosciuto come Donatello è stato uno scultore italiano del primo Rinascimento, ritenuto il più originale dell'epoca e uno dei maggiori rappresentanti dell'arte italiana.
Nacque a Firenze nel 1386 ed ivi morì nel 1466 in una famiglia umile. Il padre, Nicolò di Betto Bardi era un cardatore di lana.
Intraprese la sua formazione artistica a diciassette anni nella bottega di Lorenzo Ghiberti, del quale fu assistente nella realizzazione della porta del Battistero di Firenze, commissione vinta da quest’ultimo in un concorso al quale presentò la sua proposta anche Filippo Brunelleschi.
Durante l'apprendistato nella sua bottega, il Ghiberti trasmette a Donatello il suo gusto e la sua tecnica nel trattare armoniosamente la luce sulle superfici scolpite, gli insegna ad ammorbidire i contorni ed a trattare i panneggi in modo elegante.
Donatello è però presto portato dall'originalità del suo talento a superare gli schematismi correnti e l'arte figurativa fiorentina si arricchisce di nuovi elementi
Tra il 1404 e il 1408 si recò più volte a Roma con l'amico Brunelleschi, per studiare le opere dell'antichità, ricevendo le prime commissioni per singole figure di statue in marmo o in terracotta.
Dal 1407 Donatello iniziò a lavorare per l'Opera del Duomo, compiendo i primi tentativi di risoluzione dello stile gotico: il David in marmo, il San Marco e il San Pietro (1411-12, entrambi per Orsanmichele, Firenze) mostrano chiare tendenze realistiche, pur nella vena classica, e una nuova concezione dello spazio.
Il suo innato talento di “orafo e scarpellatore” gli fa raggiungere presto gli onori della cronaca, e gli anni compresi tra il 1411 ed il 1420 si caratterizzano per la realizzazione di varie opere in bronzo. Insieme a Michelozzo (Michelozzo di Bartolomeo Michelozzi detto Michelozzo), con il quale iniziò la pratica presso il Ghilberti, realizza la prima opera in bronzo dorato, il San Ludovico di Tolosa, la collaborazione tra i due artisti perdurò fino al 1430.
Nel mirabile illusionismo del rilievo (la cosiddetta prospettiva aerea) dell’opera di San Giorgio e il drago, eseguito intorno al 1417 nella chiesa fiorentina di Orsanmichele, Donatello realizza compiutamente nella scultura in pietra l’effetto quasi "pittorico", prima ancora che esso sia affrontato dal più flessibile mezzo espressivo della pittura.
Nel 1420 esegue il Festino di Erode a Siena e l’anno successivo è al servizio della famiglia Medici. Realizza il Monumento del cardinale Brancacci, il Pulpito della Cattedrale di Prato, fino al 1432 anno in cui riceve da parte della Curia Vaticana l’incarico di realizzare il Tabernacolo del Sacramento nella Basilica di San Pietro a Roma.
Nel 1440 Donatello esegue Il David (o Mercurio) una scultura in bronzo di 158 cm per un diametro massimo di 51 cm, conservata nel Museo nazionale del Bargello a Firenze.
Opera forse più celebre e al tempo stesso più atipica dell'artista, è emblematica dell'intero Quattrocento italiano, densa di significati non tutti completamente svelati. Dai tempi dell'antica Roma è il primo rilievo a tutto tondo di un nudo, inteso come opera a sé stante, libera da elementi architettonici.
Realizzato probabilmente per il cortile di palazzo Medici, è di datazione molto controversa: l'anno di fusione proposto negli studi critici oscilla tra il 1427 e il 1460. La datazione più diffusa è quella che lo colloca tra le opere degli anni quaranta del Quattrocento, quando il grande scultore lavorò per Cosimo de' Medici. La prima menzione documentaria risale al 1469, che lo segnala presente nel cortile di casa Medici durante le celebrazioni per le nozze di Lorenzo il Magnifico con Clarice Orsini.
La maturità artistica di Donatello è espressa nei successivi lavori a Padova, dove si reca nel 1443, esegue diversi lavori per la Basilica di Sant’Antonio e il Monumento Equestre di Gattamelata.
Un lungo soggiorno di ben 11 anni, durante i quali oltre a realizzare le suddette opere esegue diverse sculture in bronzo ed una serie di bassorilievi in marmo.
Sempre nella Basilica di San’Antonio a Padova troviamo la Madonna con il Bambino, opera che presenta un particolare impianto: si vede il bambino posto al centro della scena scultorea, quasi nell'atto della nascita; la Vergine è ritratta invece nell'atto (insolito) di alzarsi e presentare il figlio al mondo. Il gioco di luce, il decoro della figura danno vita a un sentimento di drammatica inquietudine e pongono in risalto l’atto solenne della Madre.
Ne le Storie di Sant'Antonio, Donatello pare demolire il modello dell'uomo rinascimentale, mito che egli aveva contribuito a dare origine con le sue opere precedenti (come ad es. San Giorgio, Davide, ecc).
Gli anni successivi si caratterizzano per un susseguirsi di brevi trasferte tra Mantova, Ferrara, Venezia e Moderna.
Donatello morì a Firenze nel 1466. Venne sepolto nei sotterranei della basilica di San Lorenzo, vicino a Cosimo il Vecchio, nella singolare e prestigiosa collocazione al di sotto dell'altare.
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