Il ritorno a Firenze, Giuditta e Oloferne ed il Martirio di San Lorezo: le ultime opere realizzate
Ritornato a firenze, Donatello scolpisce alcune delle sue opere di piu’ struggente e drammatica tragicita’.
MADDALENA 1453-1455 statua lignea
Costituisce una straziante meditazione sulla vecchiaia e sul decadimento fisico, un’agghiacciante rivelazione della vanita’ della vita terrena.
In questo senso e’ il manifesto dell’anticlassicismo, che si allontana dai canoni di bellezza che lo stesso Donatello per molti anni aveva scolpito (David, san Giorgio).
Il volto di Maria Maddalena, che da giovane era bella e seducente e’ ora ridotto a una grottesca maschera , il naso adunco, la bocca sdentata, i capelli che ricadono in ciocche scomposte.
Le resta solo la fede,che mostra unendo le mani in segno di preghiera.
Si tratta di un forte segnale e ammonimento per il cristiano:solo la fede vera e autentica conta nella vita, l’unico mezzo per conquistare la felicita’ ,il paradiso.
GIUDITTA E OLOFERNE
COSIMO DE’ Medici gli commissiona verso il 1455 un gruppo bronzeo da porre in piazza della Signoria, davanti a Palazzo Vecchio, raffigurante Giuditta e Oloferne.
Il soggetto è tratto dal libro del Vecchio Testamento di Giuditta. Il re di Ninive, manda il suo generale Oloferne di soggiogare gli ebrei.
Questi ultimi li assedia a Betulia. Carestia mina il coraggio degli assediati e contemplare arrendersi, ma Giuditta, vedova, lei sostiene che consegnerà la città.
Va in campo degli Assiri e seduce Oloferne dalla sua bellezza, e alla fine vantaggio di intossicazione del generale di tagliare la testa.
Ritorna inviolato per la città con la sua testa come trofeo. La raffigurazione bronzea è pensata per essere una interpretazione allegorica dell'Umiltà trionfare di Pride.
E’ un capolavoro per l’abilita’ tecnica e per il fattore psicologico, infatti l’eroina sembra quasi esitare un’attimo prima di compiere il tragico atto.
Non vi sono prove documentali sulla datazione dell'opera, tuttavia l'anno 1455 è la datazione più probabile. L'opera è stata originariamente realizzata per essere collocata in una fontana del giardino del palazzo Medici. L'acqua avrebbe dovuto fuoriuscire dai quattro angoli del cuscino e dai tre rilievi nella base.
L'opera di Giuditta e Oloferne fu confiscata dal governo fiorentino in seguito all'espulsione della famiglia dei Medici da Firenze avvenuta nel 1494, l'opera fu rimossa dal palazzo Medici e collocata in Piazza della Signoria. L'anno successivo fu scolpita la seconda iscrizione sulla parte superiore del piedistallo.
Il gruppo è ora ospitato all'interno del Palazzo della Signoria (Palazzo Vecchio) per preservare l'opera dagli agenti atmosferici.
MARTIRIO DI SAN LORENZO 1460 –1466 marmo e bronzo
L’ultima testimonianza del vecchio ma sempre creativo Donatello sono i bassorilievi dei due pulpiti della chiesa di San Lorenzo, lasciati incompiuti per la morte e terminati dagli allievi.
La drammatica rappresentazione del Martirio San Lorenzo costituisce uno dei vertici d’espressivita’ dello scultore, che ci racconta senza mezzi termini allo sdegno e l’orrore che pervadono quelli che assistono all’uccisione del santo sulla graticola alla crudelta’ e la violenza di coloro che ne causano la morte è il significato della morte di Lorenzo, che riceve dal fantasma sulla destra la palma del martirio, simbolo dell’eterna salvezza.



